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Hotel per mitomani

Sono stati la dimora di autentiche celebrità, testimoni silenziosi della loro genialità e di diversi "affaire".
Che fa un cavallo nella suite presidenziale dell’hotel Le Meurice? A questa domanda avrebbe potuto rispondere solo Salvador Dalí, che avanzò la bizzarra richiesta. L’eccentrico pittore era ospite assiduo di questo hotel parigino, situato tra Place de la Concorde e il Louvre. Per tre decenni visse qui un mese all’anno. “Era pazzo”, spiega William Oliveri, il barman che ha trascorso metà della sua vita dietro al bancone del bar. Serve ogni giorno il “Gala e Dalí”, una bevanda in suo onore con fragola, vodka e menta. “Pagava le signore delle pulizie per cacciare le mosche nel Giardino delle Tuileries”. I sette piani dell’emblematico edificio combinano l’opulenza del XVIII secolo, con uno stile moderno che si riflette anche nelle camere. Dalí sceglieva la 106-108, la stessa occupata dal re Alfonso XIII di Spagna. “Voglio il trono dove Sua Maestà poggiava il suo culo reale!”, gridò l’artista del surrealismo quando cambiarono il gabinetto originale con uno nuovo. Alloggiare qui costa quasi 7.000 € a notte.
Con 20 camere, L'Hôtel è l'albergo a cinque stelle più piccolo della capitale francese.
Foto: © Amy Murrell

Un hotel per i più coraggiosi

Stephen King si ispirò alla stanza 217 dell'hotel The Stanley (Colorado) per scrivere "Shining", numero uno nelle vendite dopo la sua pubblicazione. La sua posizione tra le Montagne Rocciose gli dà un'aria di mistero perfetta per il Stanley Film Festival, un evento per gli amanti dei film horror.

La stanza 411 del Jumeirah Pera Palace (Istanbul) è la più richiesta. Qui alloggiò Agatha Christie tra il 1926 e il 1932 per completare il suo romanzo “Assassinio sull’Orient Express”. Lo assicura la medium ingaggiata dalla Warner Bros, la società che acquistò i diritti per realizzare un film sulla regina della suspense. L’hotel ha approfittato di questa rivelazione per sfruttare l’immagine della scrittrice con la suite Agatha Christie e un ristorante che porta il suo nome. Basa il suo menù sui piatti tipici delle città dove passa l’Orient Express. Ogni giorno qualcuno chiede al Concierge dell’hotel più antico della Turchia, di dare un’occhiata alla camera 411, che combina i colori nero e bordeaux per creare un senso di mistero. È sempre occupata, ma i visitatori possono accedere alla sala e vedere il secondo ascensore in legno più antico d’Europa.
Al Beverly Hills Hotel, in California, hanno cercato di proteggere la privacy dei loro famosi ospiti, ma in occasione del suo centenario, ha pubblicato un libro in cui ne rivela i segreti. “The Beverly Hills Hotel – The First 100 Years” racconta che Elizabeth Taylor festeggiò sei lune di miele nel bungalow 5. Marilyn Monroe ebbe un “affaire” con Yves Montand, dopo le riprese di “Facciamo l’amore”, nel bungalow 21. Marlene Dietrich si lasciò fotografare dalla stampa con dei pantaloni al bancone del bar, sfidando il codice di abbigliamento che richiedeva alla donne l’uso della gonna.
The Stanley prevede di aprire prossimamente un museo del terrore.

Il lusso casual del Raffles Hotel

Da questa struttura di alto livello sono passati Ava Gardner, Charles Chaplin, Elizabeth Taylor o Somerset Maugham. Nel suo Long Bar è tradizione sporcare il pavimento con i gusci delle arachidi.

“Morirò come ho vissuto, al di sopra delle mie possibilità”. Lo scrisse Oscar Wilde accanto alla fattura non pagata de L’Hôtel, nel Quartiere Latino di Parigi, dove lo scrittore visse fino alla sua morte. Frank Sinatra, Grace Kelly, Elizabeth Taylor e Jim Morrison, sono stati altri clienti illustri di questo hotel. Nel 1967 venne completamente ristrutturato senza conservare la stanza 16, dove l’irlandese guardò il muro e disse: “Beh, uno di noi doveva andarsene”. Come facciamo a saperlo? Perché le pareti non parlano, ma i fattorini sì.
Il Raffles Hotel è classificato come monumento nazionale.

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