>>>"Road trip" sul tetto del mondo
Foto: himalayajourney.com

“Road trip” sul tetto del mondo

Per percorrere in compagnia la Via dell'Amicizia bisogna essere molto più che amici. Unisce la capitale del Tibet a Katmandu, con un’altezza media di 4.000 metri.
A
ttraversa l’Himalaya passando per il monte più famoso del mondo: il Qomolangma, anche se sicuramente lo conoscerai con il nome di Everest. Questa autostrada verso il cielo è una delle strade più alte del mondo, con passi che superano i 5.200 metri. Il suo percorso in macchina dura di solito cinque giorni, 26 in bicicletta; è in quei giorni che la Via dell’Amicizia rende onore al suo nome e stringe legami tra coloro che la conquistano. Il viaggio ha qualcosa di mistico e per quanto il cammino sia remoto e solitario, “you’ll never ride alone”.
Barkhor è il quartiere principale di Lhasa. È costituito da piccole strade piene di bancarelle e dalla piazza di Jokhang, in cui si trova il tempio.
Foto: http://himalayajourney.com/

Una tappa obbligatoria

La via dell'Amicizia si collega con il cammino che porta verso il campo base dell'Everest sul versante nord. Lì si trova il passo Geu La. I suoi 5.100 metri godono di un premio "all'altezza": la vista panoramica di cinque degli "ottomila", tra cui il più alto del mondo, l'Everest.

È formata da due strade, la 318 in Tibet e la Arniko Rajmarg una volta raggiunto il Nepal. In totale, circa 900 chilometri di paesaggi e natura. La rotta inizia a Lhasa, l’antica “città proibita”, chiamata così perché fino agli anni sessanta gli stranieri avevano accesso limitato. I tre giorni di adattamento che richiedono i suoi 3.650 metri di altezza sono l’occasione perfetta per esplorare la zona. Qui si trova l’ultima residenza del Dalai Lama, il Palazzo del Potala. I suoi tredici piani sembrano incastonati nella montagna, dando origine a un imponente edificio bicolore formato dai Palazzi Bianco e Rosso. È Patrimonio dell’Umanità insieme al Palazzo di Norbulingka e al tempio di Jokhang. Intorno a quest’ultimo si svolge la “kora” in occasione della quale ogni giorno migliaia di persone camminano in circolo mentre recitano e cantano le loro preghiere. Tutto permeato dall’odore di candele di burro di yak.
L’architettura tibetana si estende lungo l’intero cammino sotto forma di templi e monasteri come il Kumbum di Gyantse, prima fermata dopo Lhasa. Le sue 108 cappelle sono decorate con dipinti di Buddha e conservano più di 3.000 statue. È conosciuto come la “stupa degli innumerevoli Buddha”. Per raggiungerlo bisogna attraversare valli e passi di montagna. Anche loro fanno parte dell’architettura ancestrale del Tibet. Il primo passo, Kamba La, ha un’altezza di 4.794 metri e la miglior vista sul Lago Yamzho Yumco, “lago giada” per i tibetani, anche se in realtà riflette tutte le tonalità, dal blu marino al turchese. Il passo più alto è il Gyatso La (5.248 metri). Da lì, i picchi innevati degli “ottomila” sembrano un po’ più vicini.
I tibetani sono abituati a vivere a oltre 4.000 metri di altitudine. Secondo la rivista Nature, è grazie alla genetica dei loro antenati.
Foto: http://himalayajourney.com/
Il tortuoso cammino, da nord a sud dell’Himalaya, vede la presenza di piccoli villaggi dove si impongono le usanze tibetane. Shigatse è la seconda città più importante. Vi si trova il monastero Tashilhunpo, dove viveva il Panchen Lama, seconda figura del buddismo dopo il Dalai Lama. Molto più piccolo è il monastero di Rongphu, il più alto del mondo a 5.030 metri. Qui passano gli scalatori durante il loro cammino verso il campo base dell’Everest.
Il monastero di Rongphu offre più di 100 letti e cibo ai viaggiatori
Foto: http://himalayajourney.com/
Il Nepal si trova all’altro lato del ponte dell’Amicizia. 115 chilometri separano la frontiera della capitale nepalese, Katmandu. Restano ancora angoli da scoprire, come la città medievale di Bhaktapur, ma la meta si avvicina. ‘Namaste maro sathi’, arrivederci amico.

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