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Una campana nell’esilio

Testimone di una tragedia che ha segnato la storia della Russia, la città di Uglič, 250 chilometri a nord di Mosca, spicca oggi per il colore delle sue chiese.
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a campana della chiesa di Uglič ha subito il destino di ogni ribelle: le è stato tagliato “un orecchio” (un’ansa) e la “lingua” (il battaglio). La punizione per i suoi “discorsi sediziosi”. Fu “giustiziata” publicamente, assieme ad altri rivoltosi (umani), e poi esiliata in Siberia. La sua colpa? Suonare a stormo in segno di lutto per la morte del “zarevič” Dimitri, il 25 maggio 1591. Il reggente Boris Godunov, la cui mano di ferro non fece discriminazioni tra umani e oggetti, considerò il suo rintocco una chiamata all’insurrezione.

Il modo migliore per visitare l'Anello d'Oro è imbarcarsi per una crociera sul Volga.

Splendore imperiale

Uglič fa parte dell'Anello d'Oro della Russia, una zona costituita da una ventina tra le città più importanti del Medioevo, come Plios o Rostov. Queste strutture medievali, che circondano Mosca, conservano splendidi conventi, monasteri e chiese che fanno parte della storia della Russia.

La cosa certa è che la morte del figlio minore di Ivan il Terribile scatenò una ribellione tale che gli anni successivi presero il nome ufficiale di Periodo Tumultuoso. Alcuni pensarono a un assassinio e si ribellarono, nonostante i testimoni assicurarono che fu lui a infilarsi un coltello nel collo, durante una crisi epilettica. Nel luogo in cui venne trovato il suo corpo fu eretta la chiesa di “San Demetrio sul Sangue”. Attualmente è uno dei principali luoghi di pellegrinaggio per i cristiani ortodossi russi. Quando la dinastia Romanov prese il potere nel 1613, mettendo fine al Periodo Tumultuoso, trasformò il giovane “zarevič” in un martire e ordinò la costruzione della chiesa in suo ricordo.

San Demetrio sul Sangue si trova all’interno del Cremlino di Uglič, la cittadella in stile tradizionale russo dai colori intensi e dalle chiese ortodosse con cupole a forma di cipolla. A partire da uno degli edifici di questo complesso, fu costruita nel 1713 la cattedrale della Trasfigurazione del Salvatore. Questo tempio curioso risalta per il contrasto di stili: il tradizionale stile russo, presente all’esterno, nasconde all’interno affreschi propri del Rinascimento italiano.
Sull’altra sponda del fiume Volga, la chiesa della Natività di San Giovanni Battista fu commissionata da un commerciante, il cui figlio era morto annegato in quel preciso punto del fiume. Con il passare degli anni sono state costruite molte altre chiese, come la cattedrale della Resurrezione e la chiesa dell’Assunzione. Le cupole colorate rendono lo “skyline” di Uglič uno dei più originali.

Molti dei monumenti dell'Anello d'Oro, come la Cattedrale dell'Assunzione di Rostov, sono Patrimonio dell'Umanità.

Monasteri sott'acqua

Nel 1940, Stalin ordinò la costruzione della diga idroelettrica di Uglič per rendere navigabile il turbolento Volga. Sotto le acque rimasero sommersi un monastero del XV e un altro uno del XVI secolo, quello di Makarievski, nella vicina città di Kazalin. Annegò anche la cattedrale di San Nicola, il cui campanile spunta ancora dall'acqua.

La città dei musei

Molti edifici del Cremlino di Uglič sono oggi musei dei costumi e della storia della Russia. Anche il Palazzo del Principe, in cui risiedeva il figlio dello zar, dopo la morte di quest’ultimo è diventato un museo. Il Museo dei Miti e delle Superstizioni del Popolo Russo ripercorre le leggende e i racconti più famosi, così come le feste e le tradizioni regionali. Nel Museo della Storia della Vodka è possibile scoprire l’arte della produzione di questo liquore e ammirare antiche bottiglie. Il Museo dell’Infanzia del XIX secolo conserva giocattoli del periodo prerivoluzionario, come quelli con cui giocava il piccolo “zarevič”, incurante di ciò che avrebbe provocato la sua tragica morte.
La campana ovviamente è tornata nel suo luogo d’origine, dopo un lungo esilio, e oggi accoglie i visitatori che desiderano ammirarla.

La costruzione della diga idroelettrica inondò centinaia di case.

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