Vacanze “marziane” in Africa
00.000 dollari prenderà Elon Musk, fondatore di Space X, per un biglietto verso Marte e non garantisce neanche la sopravvivenza al viaggio. Per questo, fino a che la corsa allo spazio non progredirà abbastanza da trasformarci tutti in Matt Damon in “The Marcian”, l’alternativa migliore è cercare paesaggi “extraterrestri” sulla terra, e nello specifico in Africa, il terzo continente più grande del mondo, con oltre 30 milioni di chilometri quadrati di estensione. Una vegetazione esuberante convive con deserti, montagne e vaste pianure ricche di alberi. Soltanto qui è possibile trovare tutta la varietà di paesaggi esistenti, eccetto quello polare. La sua vibrante diversità ecologica, le sue temperature estreme e i fenomeni naturali hanno creato degli spazi fuori dal mondo.

In una delle regioni più remote del pianeta, nel cuore del Sahara, emergono le famose torri di Ennedi. Si tratta di cime rocciose di pietra arenaria che si ergono tra le infinite dune arancioni, come se si trattasse di una muraglia sepolta. Soltanto gli scalatori più coraggiosi si addentrano in questo ambiente ostile (e privo di strade) per scalare le leggendarie torri di pietra erose dai secoli.

Tra colline ondulate e profondi crateri si trova il lago Natron, profondo soltanto 50 centimetri ma con l’acqua più caustica del mondo, a tal punto da bruciare la pelle degli animali che non si sono adattati alla sua alcalinità. Il bicarbonato di sodio agisce da conservante, arrivando a pietrificare gli animali una volta morti. La pace della pianura, secca e polverosa, è interrotta dai tre milioni di fenicotteri che vi giungono tra giugno e novembre per accoppiarsi.

L’Africa possiede una vegetazione esuberante, come quella che si può contemplare nei quasi 30.000 ettari della Riserva Naturale del Canyon del fiume Blyde, il terzo più grande del mondo. Il paesaggio più particolare è quello nato dall’erosione dei suoi due fiumi, Treur e Blyde, che ha creato delle curiose conche cilindriche nelle pietre arenarie del canyon. L’acqua circola tra le suggestive buche conosciute come i “buchi della fortuna di Bourke”, un cercatore d’oro che credette erroneamente di poter trovare lì la sua fortuna.

È difficile immaginare un luogo meno abitabile delle fonti di acqua sulfurea di Dallol, nel deserto di Danakil, spesso descritto come l’inferno sulla terra. Uno dei punti più caldi del pianeta con temperature che superano i 50°C, è anche uno dei più bassi, secchi e tettonicamente attivi. I più intrepidi, che arrivano fino a Dallol, vengono ricompensati dalla possibilità di contemplare un paesaggio quasi apocalittico, generato dalla mescolanza di zolfo, ossido di ferro e altri depositi minerali.

Questo “museo” di sculture fantistiche si trova nella depressione di Farafra, in mezzo a un deserto popolarmente conosciuto come l’”Alaska egiziana”, per il suo caratteristico colore bianco. Le tormente di sabbia, tipiche della zona, hanno creato queste formazioni calcaree, delle specie di funghi giganti che potrebbero far parte di una scenografia di Star Wars.

Attraverso le aride terre delle tribù degli issa e degli afar, arriviamo al secondo lago più salato del mondo e punto più profondo del territorio africano, con i suoi 157 metri sotto il livello del mare. Anche se le formazioni saline ne rendono difficile l’accesso e metà del lago è trasformata in un letto bianco dall’evaporazione dell’acqua, nell’altra metà ci si può addentrare e galleggiare.

Il Parco Nazionale di Namib-Naukluft è la gioia dei fotografi. 900 anni fa il clima divenne così secco che l’acqua del fiume Tsauchab cessò di arrivare fino alla valle, conosciuta come Deadvlei (laguna morta). Le temperature salirono tanto che gli alberi non ebbero il tempo di seccare, bruciando direttamente sotto il sole. Gli scheletri neri delle acacie insieme alla duna rossa Big Daddy, la più alta del deserto (325 metri), formano un’immagine quasi da fantascienza.

Una foresta di pietra, così è conosciuto questo parco dichiarato Patrimonio dell’Umanità. I suoi affilati aghi di roccia calcarea che puntano verso il cielo e le sue torri carsiche sono il risultato di milioni di anni di erosione. Questo impenetrabile labirinto di pietra e gole profonde, si trova al di sopra di un bosco, al quale è possibile accedere soltanto tramite un piccolo ponte sospeso e corridoi naturali all’interno di grotte.










