>>>Il gigante sacro del Messico
Foto: Secretaría de Turismo de Querétaro

Il gigante sacro del Messico

La Peña de Bernal ha sempre catturato lo sguardo, dall'era preistorica fino a indigeni e conquistadores spagnoli, che lo utilizzarono come fortezza e luogo sacro.
È
L’ex vulcano congelato è oggi un centro mistico, appartenente al Patrimonio Culturale Immateriale, per la sua stretta relazione con la popolazione indigena otomí-chichimeca. Ogni equinozio di primavera si riempie di pellegrini che affollano la ripida roccia per accarezzare la sua aura e caricarsi di energia. Rappresenta anche una sfida per gli scalatori che si arrampicano sulle pareti affilate, come nasi di strega. Ma, soprattutto, Bernal, che in arabo significa “roccia in mezzo al nulla”, è un gioiello del Messico inesplorato, rimasto ai margini del turismo di massa.
La Peña de Bernal, per i popoli otomí-chichimecas, è considerata la protettrice della regione di Tolimán.
Foto: Secretaría de Turismo de Querétaro
Per raggiungerlo bisogna attraversare Querétaro, la deliziosa città coloniale con case color senape e rame, e addentrarsi nella Sierra Gorda. A 50 chilometri dalla capitale dello stato, si trova San Sebastián Bernal, il paese cresciuto ai piedi del monolite di lava.
Protettore di un paese magico
La città è stata fondata nel 1642 dagli spagnoli. Ha ottenuto il titolo di Paese Magico nell'anno 2006.
Foto: Shutterstock.com/ Barna Tanko
Situato sulla rotta dei tesori coloniali del Messico, Bernal è nata come un fortino spagnolo protetto dalla rupe. Da lì è cominciata la conquista dei vari popoli autoctoni chiamati chichimecas, di cui si conserva ancora oggi il misticismo e il colore che inonda le strade, le chiese e l’artigianato.
Esistono diversi percorsi per salire sulla cima della rocca. La Ferrata è il più facile, anche se gli ultimi metri di salita sono quasi in verticale e necessita dell'utilizzo di apparecchiature.
Foto: iivangm via Foter.com / CC BY
Con 4.000 abitanti scarsi, Bernal sembra piccola, ma il suo tracciato labirintico nasconde sorprese architettoniche, come un castello del XVII secolo o la Cappella delle Anime (Capilla de las Ánimas), dedicata alle anime che vagano per la montagna. Nelle case disseminate di fiori è possibile vedere telai centenari come La Aurora, dove alcune famiglie creano ancora tappeti o coperte artigianali. E, mentre si cammina per le strade di ciottoli, si avverte il profumo del mais, con cui vengono create le famose “gorditas”, delle specie di tortillas piccole e rotonde ripiene di fagioli, maiale, formaggio o nopal, un tipo di cactus.

Sono anche sorti hotel boutique come Casa Mateo, un edificio secolare di pietra, con piscina all’aperto dal quale è possibile vedere il monolite in tutto il suo splendore, come se fossero terme di Pompei con vista sul Vesuvio. Nel paese si trova anche un piccolo museo dedicato alle maschere, utilizzate durante il carnevale o nel famoso “Giorno dei morti” (Día de muertos). Bernal non solo fa parte della “rete dei paesi magici del Messico” (Red de Pueblos Mágicos de México) ma si trova anche all’interno di un territorio sacro. E da centinaia di anni, continua a essere il suo protettore.

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