ECE ÜNER | PRESENTATRICE TELEVISIVA

“Istanbul è il checkpoint dove storia e mistero si incontrano”

Giornalista e presentatrice televisiva, Ece Üner, il nostro Passenger6A a Istanbul, ci racconta come vivere in stile “keyief” nella sua città, nonostante il suo ritmo moderno, il suo caos e la sua crescita inarrestabile.

Testo: David López | Foto: Carlos Luján | Video: Juan Rayos

A metà dell’intervista le diciamo: “Ti raccomanderemo per lavorare in televisione”. Lei sorride e risponde: “Chissà, forse un giorno potrò presentare un telegiornale…”. Ece Üner (Istanbul, 1981) è una delle giornaliste più popolari del suo paese. Ogni giorno conduce un canale di notizie di tre ore nel canale Haberturk. È diventata giornalista dopo aver studiato Sociologia e Storia perché, dice, il giornalismo era la combinazione perfetta. Per questo non avremmo potuto scegliere di meglio per farci da Cicerone a Istanbul, la città dove tradizione e progresso convivono quotidianamente. Come giornalista, le abbiamo chiesto un titolo per la tua città. “È una buona anima gemella”, risponde. “Ma anche la città sacra del peccato”, aggiunge misteriosa.

Lei è nata qui. Come ricorda la città da bambina?

Ricordo soprattutto che c’erano più aree verdi, più parchi e giardini. Addirittura c’erano zone in cui si poteva fare il bagno. Ricordo anche che il rapporto con i vicini era più intimo. Da allora la città è cresciuta drammaticamente fino ad arrivare a quasi 15 milioni di persone.

Istanbul asiatica o europea?

È davvero difficile scegliere. Lei riuscirebbe a separare il suo cuore dalla sua anima?

Questa città viene associata sempre al caos, a un crocevia, allo scontro di due mondi... Quale di tutti questi stereotipi crede che sia più reale?

Tutti. Istanbul è una città di paradossi. Il caos è vero, sia per la sua gente, sia perché il traffico non si ferma mai. E se si parla di scontro di civiltà, anche questo è reale, ma al tempo stesso è una grande opportunità che avvicina entrambe le parti. Sociologicamente e storicamente abbiamo molto da imparare da questa città, da come le persone hanno convissuto e da come si sono ispirate e hanno imparato gli uni dagli altri.

Qual è il suo ideale di "keyief"?

Io stessa sono “keyief”! La mia percezione della vita è molto legata al mangiare e a scoprire nuovi sapori… Mi piace prendere il traghetto tra i continenti e dare da mangiare ai gabbiani, che sono un grande simbolo di questa città. Mi piace andare nelle terrazze degli edifici nella zona di Taksim e Beyoglu e sorseggiare un drink, come nel club 360. Ma mi piace anche visitare la penisola storica, perché è lì che mistero e storia si incontrano. O andare alle Isole dei Principi, perché sono una parte unica di Istanbul. Ha vissuto tutta la sua vita a Istanbul. Anche se confessa che se non l’avesse fatto qui, l’avrebbe fatto in qualche isola, come la Sicilia, la Corsica o Cefalonia. Per questo il panorama che ama di più è quello che osserva dalla finestra della camera della casa-museo dello scrittore Tevfik Fikre, nella zona di Bebek. La pace, la distanza, di fronte al ritmo mediterraneo e rumoroso di una città che, come la definisce, “può diventare la tua migliore amica, perché ti ascolta 24 ore su 24, così come puoi ascoltarla anche tu”. Questo perché, come ci rivela, questa città “sa mantenere i segreti molto bene”.

Qual è il migliore dei segreti di Istanbul che può condividere con noi?

Ce ne sono molti… I gabbiani, la consistenza e il colore sono i migliori. Ma ce ne sono di più. Ad esempio i fast food, che esistono fin dall’Impero Ottomano, con il Simit, un bagel con sesamo di sopra. Ma ci sono anche luoghi… il Palazzo Ciragan, ad esempio, è un hotel di lusso, ma in passato è stato utilizzato come stadio della squadra di calcio Besiktas e, addirittura, anche come rifugio per i senzatetto. Un altro segreto è che qui, quando qualcuno compra una casa o una fabbrica, nelle fondamenta può sempre trovare un cimitero o i resti di un palazzo.

Ha appena pubblicato una raccolta di poesie, "Olduğu Gibi". Fino a che punto questa città ne è parte o, al contrario, le sue poesie sono una via di fuga dalla città?

Entrambe le cose. Scrivere poesie è un modo diretto di opporsi al mondo e a ciò che ci dicono che è giusto. È una forma di protesta. Quindi è una via di fuga. Ma le parole hanno anche qualcosa di magico. Il mondo può essere cambiato con le idee o con le parole, pertanto hanno sempre una componente di magia e trasformazione. E in questo senso Istanbul è una grande ispirazione per me, come lo è stato per molti altri poeti, perché rappresenta questo checkpoint dove storia e mistero si incontrano.

Indirizzi utili
Bebek Mh. Aşiyan Yolu Pk, Beşiktaş
Muallim Naci Cad. Salhane Sok No:3 Ortaköy
Firuzağa Mahallesi, Deftedar Yokosu
Beyazıt Mh. (Gran Bazar)
Karaköy, Meclis-i Mebusan Cad.
Galata Kulesi Sk. No:8
Meşrutiyet Caddesi Nº 34, Beyoğlu
Evliya Çelebi Mahallesi Meşrutiyet Cad. No:56, Beyoğlu
Istiklal Caddesi Saitpaşa Geçidi 176/6 Galatasaray
Mısır Çarşısı  No.: 1
Tomtom Mh., İstiklal Cad. Mısır Apt.No:163 K:8
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