>>>Un continente alla ricerca della sua capitale (artistica)

Un continente alla ricerca della sua capitale (artistica)

L'arte africana rivendica il suo posto nel mondo e si celebra a Città del Capo, capitale dell'espressione creativa.
C
‘era una collezione in cerca di una casa e un edificio vuoto alla ricerca di qualcosa da contenere”. È questa la semplice equazione che ha fatto di Città del Capo la sede del museo Zeitz MOCAA, che aprirà le porte nell’autunno del 2017.
La collezione “senza un tetto” è quella di Jochen Zeitz, un avido collezionista di arte contemporanea ed ex direttore generale della Puma. L’edificio vuoto è il Silos del Grano del Victoria & Alfred Waterfront (il cuore storico del porto di Città del Capo), una caratteristica costruzione del 1921 nella parte orientale della capitale sudafricana.
La frase iniziale, che sembra essere stata scritta da Pirandello (l’autore di “Sei personaggi in cerca d’autore”), appartiene in realtà all’architetto britannico Thomas Heatherwick, responsabile della nuova vita culturale di un immobile con vocazione industriale. Il Silos del Grano è stato l’edificio più alto dell’Africa subsahariana per mezzo secolo e, nella sua nuova vita, diventerà il museo più grande del continente.
Città del Capo è stata nominata Capitale Mondiale del Design nel 2014.
Foto: Bratovanov / Shutterstock.com

Arte alla luce della luna

Il primo giovedì di ogni mese, le gallerie di Città del Capo, aprono gratuitamente fino alle 21:00. Questa iniziativa, chiamata "First Thursdays" e prevista anche in altre città europee, vuole attirare l'attenzione del pubblico e dare la possibilità di una passeggiata notturna per il panorama artistico della capitale.

Heatherwick ha deciso di conservare i 42 tubi di cemento, alti 33 metri e con 5,5 metri di diametro, che facevano parte dell’edificio originale, inserendoli nel nuovo progetto. Ha incorporato al suo interno ascensori e scale a chiocciola, incoronando il tutto con un tetto di cristallo che inonderà di luce l’ingresso.
Fatti politici e sociali, come la fine dell’apartheid o la democratizzazione di paesi come lo Zambia e la Namibia, certificano come l’Africa sia stata interessata negli ultimi decenni da una serie di rivoluzioni importanti. L’arte, mai estranea agli eventi storici, ha seguito da vicino questi avvenimenti. L’Africa non è solo maschere e gioielli colorati, ha molto da dire nel mondo dell’arte, e gli esperti lo sanno.
Il MOCAA sarà uno dei musei più grandi del mondo, con oltre 9.500 metri quadrati, distribuiti su 9 piani.
Nel 2016, la Mostra d’Arte di Città del Capo ha attirato il doppio dei partecipanti dell’anno precedente. 55 gallerie e piattaforme culturali, delle quali 12 straniere, hanno mostrato le proprie opere a 8.500 visitatori e 125 collezionisti interessati all’arte contemporanea.
Il Sudafrica possiede tre capitali ufficiali: Pretoria è la capitale amministrativa, Città del Capo quella legislativa e Bloemfontein quella giuridica.
Foto: BoaMistura, Cape Town 2011
Il cuore dell’arte pulsa con veemenza anche lontano dai circuiti e dagli edifici ufficiali. In special modo nelle strade di Woodstock, un quartiere operaio che è riuscito a sopravvivere alle politiche separatiste dell’apartheid, ma non all’abbandono e al degrado. Per decenni i suoi palazzi vittoriani e i suoi edifici industriali hanno visto solo droga, delinquenza e prostituzione.
Con l’arrivo del XXI secolo, hanno cominciato a trasformarsi in centri di “coworking”, ristoranti, negozi di design e gallerie d’arte. La Ruth Prowse School of Art era una fattoria e oggi forma artisti provenienti da ogni parte del mondo. L’Old Biscuit Mill, una fabbrica di biscotti del XIX secolo, accoglie un mercato settimanale di prodotti ecologici, negozi di design, gallerie d’arte, ecc. Il Woodstock Exchange era il vecchio “Centro Industriale di Woodstock” ed ora è stato trasformato in un moderno edificio dedicato all’arte, al design e alla tecnologia. È qui che sono stati accolti nel 2011 gli ospiti dell’artista sudafricano Ricky Lee Gordon. Per l’occasione vennero invitati tantissimi artisti a decorare le strade di Woodstock con il progetto ’A word of art’. Decine di facciate, prima grigie e sporche, brillano oggi grazie alle illustrazioni firmate da nomi noti, come la tedesca TIKA o il collettivo spagnolo Boa Mistura.
La gentrificazione di Woodstock e l’apertura del MOCAA sono solo due dei segnali che dimostrano come il continente in cerca della sua capitale culturale abbia finalmente trovato un centro di gravità.

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