>>>Il segno di Zaha Hadid
Foto: Render by Methanoia © Zaha Hadid Architects

Il segno di Zaha Hadid

L'eredità della donna che ha rivoluzionato l'architettura sopravvive e continua a diffondersi. Londra, Riad o Pechino aspettano di vedere terminati i suoi ultimi progetti.
C
redo che il trionfo di Zaha sia stato quello di trasformare in realtà le sue splendide visioni grafiche e di avvicinare la scultura all’architettura, cosa che dava così tanto fastidio ad alcuni dei suoi critici”. Questa frase di Norman Foster riassume perfettamente la rivoluzione che ha portato a termine la sua collega, l’architetto anglo-iracheno Zaha Hadid, scomparsa nel marzo scorso. La prima donna a ricevere un Premio Pritzker e la medaglia d’oro del Royal Institute of British Architects, ci lascia in eredità centinaia di progetti portati a termine e altrettanti ancora da realizzare. Di questi ultimi si incaricherà il suo studio di Londra, città dove “la regina della curva” ha trascorso gran parte della sua vita. Il suo team prevede di trasferirsi all’ex Museo del Design – vicino alla Torre di Londra – acquistato proprio da Zaha. Un gesto postumo ed emozionante che metterà le basi dell’era post Hadid.
La stazione KFD della Metropolitana di Riad avrà sei piattaforme.
Foto: © Zaha Hadid Architects

Una Metro nel deserto

La popolazione attuale di Riad (cinque milioni) si è raddoppiata a partire dal 1990. Per far fronte a questo sviluppo, la Metro della città ha dovuto espandersi con la costruzione di nuove stazioni, come quella di "King Abdullah Financial District", firmata ZHA. Ancora in costruzione, fu ideata dall'architetto come uno spazio pubblico multifunzionale.

Lo Zaha Hadid Archictects (ZHA) sta lavorando a 35 progetti in oltre 20 paesi. Il primo progetto postumo è già stato inaugurato (il terminal marittimo di Salerno) e si spera di portare a termine almeno altri tre progetti entro la fine del 2016. Questi sarebbero rispettivamente, secondo i tempi di consegna, il porto marittimo di Anversa (Belgio), il King Abdullah Petroleum Studies and Reserch Center (Arabia Saudita) e la Galleria di Matematica del Museo della Scienza di Londra. Quest’ultimo, con un costo di 12 milioni di dollari, fa parte del grande piano di modernizzazione, della durata di cinque anni, del distretto di South Kensington. Per portare a termine questo progetto, Zaha volle sfruttare le influenze della matematica nella vita quotidiana, trasformando questi concetti astratti in un’esperienza interattiva. Il pezzo forte della galleria sarà il velivolo sperimentale Handley Page. Un progetto del 1929 che stimolò gli studi di quegli anni sull’aerodinamica e che, decenni dopo, ha inspirato questo progetto architettonico.
Oltre a Londra, l’artista ha incentrato il lavoro dei suoi ultimi anni nei mercati del Medio Oriente e dell’Asia. In Arabia Saudita ci sono molti progetti in corso. Nello Sharja, ad esempio, si sta costruendo un edificio a forma di duna, in pieno deserto. Un incarico della Bee’ah, azienda che opera nel campo della gestione dei rifiuti in Medio Oriente.
Il progetto dello ZHA diventerà la quinta torre del complesso "City of Dreams".
Foto: © Zaha Hadid Architects
L’aeroporto di Pechino (Cina), è il più grande del mondo e avrà anch’esso il suo terminal firmato ZHA. È previsto un afflusso annuale di 45 milioni di viaggiatori. A Phnom Penh, capitale della Cambogia, è in fase di costruzione lo Sleuk Rith Institute, su iniziativa del Centro di Documentazione della Cambogia. Si tratta di cinque torri di legno, ispirate alle antiche costruzioni di Angkor, che via via si intrecciano fino ai piani superiori. Al suo interno è presente un museo, l’università e un centro di documentazione ed educazione sul genocidio in Asia.
Nel suolo asiatico vedrà la luce anche l’hotel “City of Dreams”, a Cotai, Macao. Quando verrà inaugurato nel 2017 avrà a disposizione 150.000 metri quadrati, 40 piani e 780 stanze.Coperto da una struttura a forma di rete, e con un imponente atrio centrale, Zaha Hadid ha presentato questo progetto come un unico “elemento scultoreo”. Proprio la tendenza tanto criticata da alcuni dei suoi “oppositori”. Ciò non impedisce ai suoi progetti di continuare a diffondersi, nel rispetto delle idee da lei proclamate: “Voglio fare edifici che producano un nuovo tipo di paesaggio, che fluiscano assieme alle città contemporanee e alle vite dei loro abitanti”.

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