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Gli ultimi samurai

Se c’è un posto in cui riunire i 47 rōnin e i sette samurai di Kurosawa è Soma. In questa città della prefettura di Fukushima l’allevamento di cavalli è molto radicato. Nello specifico, circa 400 cavalli – senza offesa per i cavalieri – sono i protagonisti di una delle usanze più antiche che ancora si conservano in questa zona del Giappone orientale, basata sulla tradizione dei samurai. Si tratta del festival di Soma-Nomaoi, celebrato ogni anno nel mese di luglio, per tre giorni (dal 23 al 25). La notte del 22 viene dato il via con uno sparo di pistola, seguito dalle cerimonie di inaugurazione in tre santuari: Ota, Odaka e Nakamura.

Dichiarato Bene Culturale Immateriale del Giappone, il Soma-Nomaoi prevede tre eventi principali. Nel primo, “Koshiki Kacchu”, dodici cavalieri vestiti da samurai si sfidano in una corsa di un chilometro. Indossano armatura, elmo, katana e sulla spalla portano le bandiere del proprio villaggio, che ondeggiano a grande velocità. Il secondo, “Shinki Sodatsusen”, è molto più affollato. Cento cavalieri lottano per conquistare una delle 40 bandierine che vengono lanciate in aria.

Il terzo appuntamento consiste in un esercizio militare nel quale vengono liberati dei cavalli selvaggi, perchè i soldati possano catturarli con le proprie mani. Una volta presi, venivano offerti a una divinità scintoista. Questo rituale è chiamato “Nomagake” e oggi viene celebrato in modo molto più festoso. Si distingue perché i partecipanti sono vestiti di bianco.

Si ritiene che buona parte delle tradizioni sulle quali si basa il Soma-Nomaoi risalga agli inizi del X secolo, quando i samurai praticavano esercizi di disciplina militare in questa zona del Giappone. Un’eredità che i “samurai del XXI secolo” non sono disposti a perdere.

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