>>>Il paese del thanaka
La pagoda di Shwezigon, a Bagan, è uno dei più importanti.
Foto: R.M.Nunes/Shutterstock.com

Il paese del thanaka

Inizia a farsi largo tra le destinazioni più gettonate, ma lo sconosciuto Myanmar conserva ancora dei segreti. Come le misteriose sostanze con cui i birmani dipingono il proprio volto.
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a maniera di truccarsi birmana ha un nome sonoro, quasi musicale: Thanaka. Richiama subito l’attenzione, poiché interessa la maggior parte delle persone che incontriamo. Donne, bambini e molti uomini dipingono le loro guance con questa specie di fango giallo che funge anche da protezione solare. E non esitano a condividerlo con noi, accaldati turisti, esploratori instancabili di templi e novellini in quanto a moda birmana.

Il thanaka viene fatto artigianalmente. Si ottiene frantumando la corteccia di un albero e dissolvendola in acqua, per poi applicarla sul viso o sul corpo. Solitamente di fanno dei piccoli cerchi, oppure dei disegni effettuati con l’aiuto di un bastoncino. Tuttavia, questa originale interpretazione del “body painting” non è l’unica cosa che ci manca. L’indumento tradizionale, il Longyi, una specie di gonna che indossano sia gli uomini che le donne, non sembra fatta per noi, incapaci di legarla senza l’aiuto di cinte, come fanno gli autoctoni.

Niños birmanos con thanaka
Le prime informazioni sul thanaka risalgono al XIV secolo, ma il suo uso ha otre 2000 anni.
Foto: Dietmar Temps/Shutterstock.com

I monaci prendono la città

L'85% dei birmani pratica il buddismo e non è insolito vedere monaci e monache, di tutte le età, raccogliere offerte alle prime ore del mattino, tutti con la testa rasata. Molti birmani danno più di quello che hanno perché "porta buon karma".

Ci sentiamo meglio con il buonumore birmano. “Mingalabar” è più che un saluto. Significa “Che la fortuna sia con te” e lo sentiamo all’entrata di ogni pagoda, tra i banchi del mercato di Bogyoke e sulle sponde del lago Inle. Con un sorriso ci addentriamo in questo “paradiso nascosto”, così lo pubblicizzano le agenzie di viaggi. Lo è stato fino a poco tempo fa. Dopo 25 anni di dittatura militare, nel 2015 si sono svolte le prime elezioni libere. Ha vinto la Lega Nazionale per la Democrazia, il partito della “Dama”, Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991.

Il delinearsi dell’apertura del paese ha provocato un notevole aumento del numero di turisti, in cerca di un’autenticità ormai estinta in altri paesi del Sud-est asiatico. Si trova tra le sue strade di terra e nei carretti di “street food” di Anawrahta Road e Chinatown, nello Yangon. I venditori di braccialetti e marionette si avvicinano ai turisti per chiedere il loro nome. Anche loro si presentano (Mingalabar!) e aspettano pazientemente il termine della loro visita per vendere i loro colorati “souvenirs”.

Globos aerostáticos sobrevolando Bagan
Un altro modo di esplorare Bagan è farlo in mongolfiera.

Momo, una giovanissima birmana con una piccola codina e il sorriso facile, ci segue di tempio in tempio, in quel giardino di stupe noto come Bagan. Questo complesso archeologico raccoglie 2230 templi e pagode costruiti tra l’XI e il XIII secolo. Una delizia per gli occhi, soprattutto al tramonto, quando “la terra delle pagode dorate”, come viene soprannominata, svela tutto il suo significato. All’uscita Momo è ancora lì. Ci offre una moltitudine di oggetti. Scatole laccate, thanaka, Buddha di legno di teka, maschere… e caschi per le moto.

Vicino si trova il Monte Popa, un’altra delle escursioni da non perdere del Myanmar. Ci svegliamo presto per raggiungere questo vulcano, ora estinto, e visitare il monastero buddista che si trova sulla cima. 777 scale intagliate nella roccia da affrontare scalzi (nei primi 200 ti lasciano usare dei calzini). Ci sono turisti, ma soprattutto, birmani in pellegrinaggio per onorare i 35 nats, o spiriti, che abitano questo monte alto 1518 metri.

Nonostante il calore soffocante, riusciamo nell’impresa. Protetti, ovviamente, dal thanaka. I mingalabar hanno avuto il loro effetto: ci sentiamo veramente fortunati.

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